Provision fund e buyback: quanto proteggono davvero nel crowdlending

- Buyback e provision fund nel crowdlending: come funzionano, quando saltano (Mintos 2020, Lendermarket) e cosa insegnano RateSetter e il caso Vibroedil.
In breve. Buyback e provision fund sono le due “reti di sicurezza” più pubblicizzate del crowdlending, ma nessuna delle due è una garanzia nel senso bancario del termine. Il buyback è la promessa di riacquistare un prestito in ritardo: vale solo finché chi la fa è solvibile, e la crisi Mintos del 2020 (17 originator falliti, oltre 120 milioni di euro ancora in recupero nel 2026) lo ha dimostrato. Il provision fund è una cassa comune che copre le prime perdite: utile, ma con una capienza limitata, e il caso britannico RateSetter mostra che nei momenti di stress viene ricaricato con i rendimenti degli investitori stessi. In questa guida spieghiamo come funzionano davvero i due meccanismi, quando hanno retto e quando no, e quali domande fare prima di fidarti. Nessuna di queste protezioni, va detto subito, è imposta dal regolamento europeo: sono scelte commerciali delle piattaforme.
“Capitale protetto dal buyback.” “Fondo di tutela a copertura delle perdite.” Chi confronta piattaforme di crowdlending incontra queste formule ovunque, e il rischio è leggerle come sinonimi di “non posso perdere”. Non lo sono. Sono promesse contrattuali fatte da società private, e valgono esattamente quanto la solidità di chi le fa e la cassa con cui le finanzia.
Questa guida completa il quadro che abbiamo costruito nelle ultime settimane: dopo aver visto cosa succede ai tuoi soldi se una piattaforma chiude (conti segregati, piani di continuità), qui guardiamo l’altro lato: cosa succede quando è il prestito ad andare male, e quanto reggono le protezioni che dovrebbero assorbire il colpo.
Tre promesse di protezione, tre cose diverse
Nel crowdlending europeo circolano tre meccanismi di protezione principali, spesso confusi tra loro.
- Collaterale (garanzia reale). Un bene, un immobile, un macchinario o un pegno che copre il singolo prestito: se il debitore non paga, il bene viene venduto per recuperare il capitale. Protegge il singolo progetto, ma il recupero dipende dal valore reale del bene e dai tempi legali di escussione (cioè della vendita forzata).
- Buyback (riacquisto). La promessa, fatta di solito dall’originator (l’intermediario che ha generato il prestito), di riacquistare il prestito se il ritardo supera una soglia, tipicamente 60 giorni, restituendo capitale e interessi maturati.
- Provision fund (fondo di tutela). Una riserva di denaro accantonata dalla piattaforma per coprire parte delle perdite del portafoglio, alimentata in genere da una quota delle commissioni.
Un punto che pochi dicono chiaramente: il regolamento europeo ECSP non impone nessuno dei tre. Le uniche protezioni strutturali previste dalla legge sono la segregazione dei fondi non investiti presso istituti di pagamento terzi, i requisiti patrimoniali minimi e il piano di continuità operativa, che abbiamo spiegato nella guida sul fallimento delle piattaforme. Collaterale, buyback e fondi di tutela sono costruzioni commerciali: legittime e spesso utili, ma disegnate dalla piattaforma stessa, non da un regolatore.
Il buyback: cos’è e da cosa dipende davvero
Il meccanismo è semplice. Investi in un prestito generato da un originator; se il debitore finale smette di pagare e il ritardo supera la soglia (nel modello di Mintos e PeerBerry, 60 giorni), l’originator riacquista il prestito e ti restituisce capitale e interessi. Sulla carta, il rischio di default del singolo debitore sparisce.
Il punto debole è strutturale: il buyback trasforma il rischio, non lo elimina. Prima avevi il rischio che un singolo debitore non pagasse; dopo hai il rischio che l’originator, cioè una società finanziaria privata, non abbia la cassa per onorare tutte le promesse di riacquisto contemporaneamente. E i momenti in cui molti prestiti vanno in ritardo insieme (una recessione, una crisi di settore, una guerra) sono esattamente i momenti in cui anche l’originator è sotto stress. La protezione tende a indebolirsi proprio quando servirebbe di più.
La domanda giusta, quindi, non è “c’è il buyback?” ma “chi lo paga, e con quali soldi?”. Se la risposta è una società di cui non trovi i bilanci, la promessa vale poco. Ne abbiamo fatto uno degli 8 segnali d’allarme nella guida su come riconoscere una piattaforma rischiosa: il buyback presentato come “capitale garantito”, senza spiegare da chi dipende, è marketing, non tutela.
Quando il buyback salta: i casi reali
La storia recente del P2P europeo offre tre modi diversi in cui la promessa di riacquisto può venire meno, e un caso in cui ha retto.
Mintos, 2020: l’originator fallisce e il buyback muore con lui. Nella crisi del COVID, 17 intermediari del credito presenti su Mintos sono falliti o entrati in crisi. Il buyback vale a livello del singolo originator: quando l’originator stesso salta, non c’è nessuno che riacquisti, e gli investitori entrano nella coda dei recuperi, insieme agli altri creditori. Ad aprile 2026, sei anni dopo, circa il 18,7% del portafoglio attivo di Mintos (tra 122 e 130 milioni di euro) risulta ancora in fase di recupero, eredità delle crisi del 2020 e dell’uscita da Russia e Bielorussia del 2022. Ne abbiamo parlato nella guida sulle alternative a Mintos.
Lendermarket, 2022-2024: il buyback non salta, viene aggirato. C’è un modo più sottile di non onorare la promessa: allungare il prestito. Lendermarket, piattaforma legata al gruppo di credito al consumo Creditstar (stesso proprietario per piattaforma e originator principale), ha attraversato una crisi di liquidità in cui i prestiti in scadenza venivano prorogati più volte invece di essere riacquistati: fondi degli investitori congelati fino a 720 giorni, con il contratto formalmente rispettato. I pagamenti arretrati sono stati integralmente saldati solo a ottobre 2025. La lezione: le clausole di estensione possono sospendere il buyback nella pratica senza mai violarlo sulla carta. Prima di investire, cerca quante volte un prestito può essere prorogato.
Grupeer, 2020: il buyback su prestiti inesistenti vale zero. Nel caso peggiore, quello della frode, la promessa di riacquisto è carta straccia per definizione: la piattaforma lettone Grupeer ha congelato i pagamenti nel 2020 e diversi progetti si sono poi rivelati inesistenti o gonfiati. Nessun meccanismo contrattuale protegge da un prestito che non è mai esistito. L’unica difesa è a monte, nella selezione della piattaforma.
PeerBerry, 2022-2024: il controesempio. Va detto con la stessa onestà: la promessa può anche reggere. PeerBerry ha rimborsato integralmente i prestiti colpiti dalla guerra in Ucraina, 51,4 milioni di euro completati a dicembre 2024, grazie alla garanzia del gruppo Aventus che affianca il buyback. Il rovescio della medaglia è che oltre l’83% del portafoglio di PeerBerry proviene da quello stesso gruppo: la garanzia e il portafoglio dipendono dalla salute dello stesso soggetto. Finché Aventus sta bene, tutto regge; è una scommessa di concentrazione, non una diversificazione del rischio.
Il provision fund: la cassa comune e il caso RateSetter
Il fondo di tutela funziona come una piccola assicurazione interna: la piattaforma accantona una riserva (di solito una quota delle proprie commissioni) e la usa per coprire le prime perdite del portafoglio. A differenza del buyback, non dipende da un originator terzo: la cassa esiste, e la domanda diventa quanto è grande.
Qui serve la matematica onesta. Un fondo pari al 2% del portafoglio copre, in termini grezzi, la perdita totale di 2 prestiti su 100. Se le insolvenze restano rare, il cuscinetto basta e il fondo fa il suo lavoro; in una crisi vera, si esaurisce in fretta. Un provision fund è un ammortizzatore per gli scossoni ordinari, non una protezione da uno scenario di recessione.
Il caso di scuola è britannico. RateSetter, per anni la più grande piattaforma P2P retail del Regno Unito e il nome che ha reso famoso il concetto di provision fund, a maggio 2020 ha dimezzato i rendimenti di tutti gli investitori per l’intero anno: il tasso del conto Max è passato dal 4% al 2%, il Plus dal 3,5% all’1,75%, l’Access dal 3% all’1,5%, e la metà tagliata veniva dirottata nel fondo di tutela per prepararlo all’ondata di default attesa dal COVID. Il cuscinetto complessivo (23,5 milioni di sterline di fondo più 28,5 milioni di interessi futuri attesi, circa 52 milioni in totale) superava le perdite attese di 33,9 milioni. Il finale è stato ordinato: il portafoglio è stato ceduto a Metro Bank e gli investitori sono usciti senza perdite di capitale.
La lezione, però, va letta fino in fondo: il fondo ha retto perché è stato ricaricato con i rendimenti degli investitori stessi. La “protezione” era, in larga parte, il tuo stesso guadagno futuro dirottato sulla cassa comune. È legittimo e persino ben congegnato, ma è bene sapere in anticipo che nei momenti di stress un provision fund può significare rendimenti tagliati per tutti, anche per chi ha prestiti perfettamente regolari.
Il caso Maclear: fondo 2%, collaterale e il test Vibroedil
Tra le piattaforme che copriamo, quella che combina entrambi i meccanismi è Maclear, piattaforma svizzera di prestiti alle PMI: garanzie reali (collaterale) sui singoli prestiti più un fondo di tutela dichiarato del 2%. Sulla carta, è una doppia rete. Come si è comportata nell’unico default noto?
Il test è arrivato nel 2025 con Vibroedil, una PMI italiana finanziata con 150.000 euro: insolvenza a luglio, comunicazione agli investitori a ottobre (tre mesi dopo), rimborso integrale a novembre. Il punto interessante è da dove sono arrivati i soldi: non dalla vendita del collaterale, non dal fondo di tutela, ma dai fondi personali del CEO. Per gli investitori l’esito è stato il migliore possibile, zero perdite. Per l’analisi, però, il dato onesto è che i canali formali di protezione non sono mai stati messi alla prova: né l’escussione della garanzia né il fondo del 2% hanno funzionato come da manuale, perché non sono stati usati. Ha funzionato la volontà del management, che non è un meccanismo esigibile per contratto.
La scelta della redazione, con gli occhi aperti. Maclear resta la nostra Scelta della redazione per la quota ad alto rendimento del portafoglio: rendimenti reali dichiarati tra il 14,5% e il 14,9%, tasso di default dichiarato dello 0,15%, circa 99,6 milioni di euro investiti e 35.000 investitori, collaterale sui singoli prestiti, fondo di tutela del 2% e bonus di benvenuto di 30 euro. I limiti vanno però nominati: è iscritta alla SRO svizzera PolyReg, che copre solo la normativa antiriciclaggio (art. 24 AMLA), non è una piattaforma ECSP e non esiste alcuno schema di tutela dell’investitore; e il caso Vibroedil mostra che le protezioni formali restano non testate. Quota piccola, diversificazione vera, decisione informata: ne abbiamo scritto una recensione completa e onesta.
La gerarchia onesta delle protezioni
Messi in fila, i meccanismi si ordinano così. La tabella non contiene giudizi assoluti: dice da cosa ti protegge ciascuno strumento e dove si rompe.
| Meccanismo | Da cosa protegge | Dove si rompe |
|---|---|---|
| Conti segregati (obbligo ECSP) | Fallimento della piattaforma | Non copre i default dei debitori |
| Collaterale | Default del singolo debitore | Valore reale del bene e tempi di escussione incerti |
| Buyback | Ritardo o default del prestito | Vale quanto la solvibilità di chi lo promette; aggirabile con le estensioni |
| Provision fund | Prime perdite del portafoglio | Capienza limitata (es. 2%); nei momenti di stress si ricarica con i rendimenti degli investitori |
| Diversificazione | Concentrazione su un singolo prestito o piattaforma | Non elimina il rischio di mercato |
Due protezioni, si noti, non compaiono nei materiali di marketing perché non le vende nessuno: la dimensione della posizione (investire solo ciò che puoi permetterti di vedere bloccato o perso) e la selezione della piattaforma (registri ufficiali, dati pubblici su insolvenze e recuperi, bilanci verificabili). Sono le uniche due che funzionano sempre, perché dipendono da te. Per la selezione abbiamo una guida passo passo alla verifica nel registro Consob ed ESMA e una checklist dei rischi reali del crowdlending.
Checklist: sei domande prima di fidarti di una promessa di protezione
- Chi paga il buyback, e dove trovo i suoi bilanci? Se l’originator non pubblica conti verificabili, la promessa non è valutabile.
- Quante volte un prestito può essere prorogato? Le estensioni illimitate sono il modo legale di sospendere il buyback (caso Lendermarket).
- Quanto è grande il fondo di tutela rispetto al portafoglio, e chi lo alimenta? Un 2% è un cuscinetto, non una coperta. Se non trovi la cifra, il fondo è uno slogan.
- Cosa è successo nei default passati? Canale formale (escussione, fondo) o soluzioni una tantum come il rimborso dai fondi personali del CEO (caso Vibroedil)? La seconda è generosità, non un meccanismo.
- La piattaforma pubblica dati su insolvenze e recuperi? Chi non pubblica nulla, di solito, non ha nulla di bello da mostrare.
- La protezione è descritta come “garanzia”? Se sì, è un segnale d’allarme in sé: nel crowdlending il capitale non è mai garantito, e chi lo suggerisce sta vendendo una falsa sicurezza.
Domande frequenti
Il buyback garantisce il capitale investito? No. È una promessa contrattuale di riacquisto fatta dall’originator del prestito: vale finché quel soggetto è solvibile. Nella crisi Mintos del 2020, 17 originator sono falliti e il buyback è venuto meno con loro; oltre 120 milioni di euro risultano ancora in recupero nel 2026.
Cos’è un provision fund nel crowdlending? È una riserva di denaro accantonata dalla piattaforma, di solito da una quota delle commissioni, per coprire le prime perdite del portafoglio. Un fondo del 2% copre, in termini grezzi, la perdita totale di circa 2 prestiti su 100: utile per gli scossoni ordinari, insufficiente in una crisi vera.
Buyback e provision fund possono fallire insieme? Sì, ed è lo scenario da capire: entrambi dipendono dalla salute finanziaria di chi li finanzia. In una crisi generalizzata i default aumentano, la cassa dell’originator si prosciuga e il fondo si esaurisce nello stesso momento. Le protezioni contrattuali sono più deboli proprio quando servono di più.
Il fondo di tutela del 2% di Maclear copre tutte le perdite? No. È un cuscinetto dichiarato pari al 2%: se le insolvenze superassero quella soglia, non basterebbe. Nell’unico default noto della piattaforma (Vibroedil, 2025) il fondo non è stato usato: il rimborso è arrivato dai fondi personali del CEO, quindi il canale formale resta non testato.
Esiste una protezione obbligatoria per legge? Per le piattaforme autorizzate ECSP la legge impone la segregazione dei fondi non investiti, requisiti patrimoniali minimi e un piano di continuità operativa; non impone buyback né fondi di tutela. Le piattaforme con licenza di impresa di investimento (come Mintos, MiFID II) hanno uno schema di compensazione fino a 20.000 euro, che però copre casi specifici di insolvenza o frode dell’intermediario, non il mancato rimborso dei debitori.
Nota sul rischio. Investire nel crowdlending comporta il rischio di perdita totale o parziale del capitale e di blocco prolungato della liquidità. Buyback, collaterale e fondi di tutela riducono alcuni rischi ma non li eliminano, e i rendimenti passati non garantiscono quelli futuri. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria: valuta la tua situazione e, se necessario, rivolgiti a un professionista.
Fonti
- Mintos, statistiche sui prestiti e portafoglio in recupero: https://www.mintos.com/en/statistics/loan-statistics/
- Alternative Credit Investor, “RateSetter halves interest rates for rest of the year” (4 maggio 2020): https://alternativecreditinvestor.com/2020/05/04/ratesetter-halves-interest-rates-for-rest-of-the-year/
- Which?, “RateSetter to sell all loans to Metro Bank” (cessione del portafoglio e uscita degli investitori): https://www.which.co.uk/news/article/ratesetter-to-sell-all-loans-to-metro-bank-but-are-investors-losing-out-from-the-deal-aEQHV5f8GevF
- Maclear AG, sito ufficiale (statistiche, garanzie, fondo di tutela): https://www.maclear.ch/
- Lendermarket, sito ufficiale e comunicazioni sul saldo dei pagamenti arretrati: https://lendermarket.com/
- Regolamento UE 2020/1503 (ECSP), testo integrale su EUR-Lex: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32020R1503
Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2026 A cura di: Redazione P2P Expert


