Crowdfunding in Italia: come funziona la regolamentazione ECSP, Consob e Banca d’Italia

- Come funziona la regolamentazione del crowdfunding in Italia: il regolamento europeo ECSP, il ruolo di Consob e Banca d'Italia, il registro delle piattaforme autorizzate e la differenza tra autorizzazione, sospensione e revoca.
Crowdfunding in Italia: come funziona la regolamentazione ECSP, Consob e Banca d’Italia
In breve. Dall’11 novembre 2023 in Italia possono operare solo i fornitori autorizzati secondo il regolamento europeo ECSP (Regolamento UE 2020/1503), iscritti nel registro pubblico dell’ESMA. La vigilanza è divisa tra due autorità: Consob cura trasparenza, tutela degli investitori e condotta e tiene il registro delle piattaforme autorizzate; Banca d’Italia autorizza e vigila sugli aspetti prudenziali e sull’intermediazione del prestito. Al 30 giugno 2025 risultavano 42 piattaforme autorizzate in Italia, contro 33 un anno prima. Autorizzazione, sospensione e revoca sono tre stati molto diversi: capire la differenza è essenziale prima di investire.
Negli ultimi anni il crowdfunding italiano è passato da un sistema di regole nazionali a uno quadro europeo unico. Per chi investe è una buona notizia: oggi tutte le piattaforme che operano legalmente devono rispettare gli stessi standard di trasparenza e controllo. Ma il quadro va capito, perché non tutte le piattaforme hanno lo stesso stato e una piattaforma autorizzata non è la stessa cosa di una piattaforma sotto provvedimento.
In questa guida spieghiamo, in modo semplice, che cos’è il regolamento ECSP, chi vigila in Italia, come leggere il registro delle piattaforme e che cosa significano davvero le parole autorizzazione, sospensione e revoca.
Il punto di partenza: il regolamento europeo ECSP
ECSP sta per European Crowdfunding Service Providers, cioè “fornitori europei di servizi di crowdfunding”. È il nome con cui si conosce il Regolamento UE 2020/1503, entrato in vigore il 10 novembre 2021. Il suo obiettivo è semplice: creare un’unica serie di regole per tutta l’Unione Europea, in modo che una piattaforma autorizzata in un Paese possa operare anche negli altri (il cosiddetto “passaporto europeo”).
Dopo un periodo di transizione, in Italia la scadenza è arrivata: dall’11 novembre 2023 possono operare solo i fornitori che hanno ottenuto l’autorizzazione ECSP. Le piattaforme che non l’hanno ottenuta entro quella data hanno dovuto cessare l’attività di raccolta di nuovi capitali.
Il regolamento copre due tipi di crowdfunding:
- il lending-based (basato sul prestito), cioè il crowdlending di cui parliamo nelle nostre guide;
- l’investment-based (basato sull’investimento in capitale), cioè il crowdfunding equity.
Per ciascuna piattaforma autorizzata è prevista, tra le altre cose, una scheda informativa standard per ogni progetto (il KIIS, cioè il documento con le informazioni chiave sull’investimento), limiti e avvertenze per gli investitori non professionali e regole sui conflitti di interesse.
Il registro ESMA: dove si verifica un’autorizzazione
L’ESMA è l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Mantiene un registro pubblico di tutti i fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati in Europa. È il punto di riferimento ufficiale: se una piattaforma sostiene di essere autorizzata ECSP, il suo nome deve comparire lì.
In pratica, prima di investire, un investitore prudente fa due verifiche:
- controlla che la piattaforma compaia nel registro ESMA;
- controlla, sul fronte italiano, il registro tenuto da Consob.
Se il nome non c’è, l’autorizzazione non esiste, quali che siano le rassicurazioni del sito.
Le due autorità italiane: Consob e Banca d’Italia
In Italia la vigilanza sul crowdfunding è condivisa tra due autorità, ciascuna con un compito preciso. È utile distinguerle, perché un provvedimento può arrivare dall’una o dall’altra e significa cose diverse.
Consob
Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) è l’autorità che si occupa della trasparenza, della tutela degli investitori e della correttezza della condotta delle piattaforme. È Consob che tiene il registro italiano delle piattaforme di crowdfunding autorizzate e che vigila perché le informazioni fornite agli investitori siano corrette e complete. Quando viene revocata un’autorizzazione per problemi di condotta o di trasparenza, di norma è Consob a intervenire.
Banca d’Italia
Banca d’Italia autorizza e vigila sugli aspetti prudenziali e sull’intermediazione del prestito, cioè sulla parte più “bancaria” dell’attività: la solidità patrimoniale, l’organizzazione interna, la gestione dei conti e dei flussi di denaro. Quando una piattaforma viene sospesa dall’attività di intermediazione nella concessione dei prestiti, di norma è un provvedimento di Banca d’Italia.
In sintesi: Consob guarda all’investitore e alla trasparenza, Banca d’Italia guarda alla solidità e alla meccanica del prestito. Le due autorità collaborano, ma i loro provvedimenti hanno origine e significato distinti.
Quante piattaforme sono autorizzate in Italia
Il sistema sta crescendo. Secondo i dati pubblici, al 30 giugno 2025 risultavano 42 piattaforme autorizzate in Italia secondo il regolamento ECSP, contro le 33 dell’anno precedente. È un segnale di un mercato che si consolida: meno operatori improvvisati, più piattaforme che hanno superato il vaglio delle autorità.
La prima piattaforma italiana ad aver ottenuto l’autorizzazione ECSP è stata P2P-Expert-Concrete-Investing, specializzata nel crowdfunding immobiliare. Aver ottenuto l’autorizzazione tra i primi non è di per sé una garanzia di rendimento, ma indica un’organizzazione che si è adeguata per tempo agli standard europei.
Autorizzazione, sospensione e revoca: tre stati molto diversi
Questa è la parte più importante da capire, perché determina se oggi una piattaforma può legalmente raccogliere il tuo denaro.
Autorizzazione
È il “via libera”. La piattaforma ha dimostrato di rispettare i requisiti del regolamento ECSP e compare nel registro. Può operare e lanciare nuove campagne. È lo stato che un investitore deve cercare prima di tutto.
Sospensione
È uno stop temporaneo. L’autorità (spesso Banca d’Italia, per la parte di intermediazione del prestito) ritiene che ci siano problemi da risolvere e blocca alcune attività, tipicamente l’avvio di nuove campagne. Di solito i conti di pagamento, le attività di recupero e la gestione dei progetti già finanziati restano attivi. La sospensione può sfociare in un rientro alla normalità, se la piattaforma risolve i problemi, oppure in una revoca, se non lo fa. Un caso italiano recente è P2P-Expert-Recrowd, sospesa da Banca d’Italia dall’intermediazione di nuovi prestiti.
Revoca
È la misura più grave: l’autorizzazione viene tolta. La piattaforma non può più operare come fornitore di servizi di crowdfunding. Resta da gestire l’ordinata chiusura delle posizioni esistenti e la tutela degli investitori coinvolti. Un esempio è P2P-Expert-Rendimento-Etico, la cui autorizzazione è stata revocata da Consob.
La differenza pratica per chi investe è netta: con un’autorizzazione valida puoi investire (sempre con i rischi del caso); con una sospensione non puoi sottoscrivere nuove campagne e devi solo monitorare; con una revoca la piattaforma è fuori dal mercato.
Piattaforma autorizzata contro piattaforma sanzionata
C’è una differenza importante tra “autorizzata” e “mai sanzionata”. Una piattaforma autorizzata oggi potrebbe ricevere domani un provvedimento; una piattaforma sanzionata in passato potrebbe, in teoria, rientrare. Lo stato non è scolpito nella pietra: va verificato al momento della decisione di investire.
Per questo il nostro consiglio è di non fermarsi al claim “siamo autorizzati ECSP” che compare su quasi tutti i siti, ma di verificare lo stato aggiornato sul registro ESMA e su quello di Consob, e di leggere se ci sono provvedimenti recenti delle autorità. Una piattaforma con grande volume storico ma sotto provvedimento non è, oggi, una destinazione adeguata per nuovi investimenti.
Domande frequenti
Tutte le piattaforme di crowdfunding in Italia sono autorizzate ECSP? Solo quelle che operano legalmente. Dall’11 novembre 2023 chi non ha l’autorizzazione ECSP non può raccogliere nuovi capitali. Verifica sempre la presenza nel registro ESMA e in quello di Consob.
Che differenza c’è tra Consob e Banca d’Italia nel crowdfunding? Consob cura trasparenza, tutela degli investitori, condotta e tiene il registro; Banca d’Italia autorizza e vigila sugli aspetti prudenziali e sull’intermediazione del prestito. Un provvedimento può arrivare dall’una o dall’altra a seconda del problema.
Quante piattaforme sono autorizzate in Italia? Al 30 giugno 2025 risultavano 42 piattaforme autorizzate, in crescita dalle 33 dell’anno precedente.
Una piattaforma sospesa è automaticamente una truffa? No. La sospensione segnala problemi da risolvere e blocca le nuove campagne, ma non equivale a una condanna. Tuttavia, finché dura, non è prudente investire in nuove campagne di quella piattaforma.
Dove verifico lo stato di una piattaforma? Nel registro pubblico dell’ESMA a livello europeo e nel registro di Consob a livello italiano, oltre a controllare eventuali comunicati recenti delle autorità.
Nota sul rischio. Investire nel crowdfunding e nel crowdlending comporta il rischio di perdita totale o parziale del capitale. L’autorizzazione di una piattaforma riduce alcuni rischi ma non elimina quello di insolvenza del debitore. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria.
Fonti
- Regolamento UE 2020/1503 (ECSP) sui fornitori di servizi di crowdfunding
- ESMA - registro pubblico dei fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati
- Consob - registro delle piattaforme di crowdfunding e provvedimenti
- Banca d’Italia - vigilanza sull’intermediazione del prestito e provvedimenti
- Dati di mercato sul numero di piattaforme autorizzate (30 giugno 2025)
Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2026 A cura di: Redazione P2P Expert


