Crowdlending, conto deposito o BTP: il confronto onesto dei rendimenti

- Crowdlending, conto deposito o BTP nel 2026? Confronto onesto di rendimenti netti, tassazione (12,5% vs 26%) e rischio, con esempio pratico su 10.000 euro.
In breve. Conto deposito, BTP e crowdlending sono tre strumenti molto diversi, non tre versioni della stessa cosa. Il conto deposito tutela il capitale fino a 100.000 euro ma a giugno 2026 rende lordo circa il 3%-3,6%; il BTP decennale rende circa il 3,63% lordo, con il grande vantaggio di una tassazione agevolata al 12,5%; il crowdlending offre rendimenti molto più alti (dal 9% al 15% lordo, fino a circa il 14,9% di Maclear), ma il capitale non è garantito e i proventi sono tassati al 26%. Il numero che conta è il rendimento netto: per via della tassa più bassa, un BTP può rendere netto più di un conto deposito a parità di tasso lordo; il crowdlending stacca tutti sul rendimento, ma solo accettando un rischio reale di perdita.
Quando i tassi non sono più ai minimi storici, la domanda di chi ha qualche migliaio di euro da parte torna sempre la stessa: meglio un conto deposito, i titoli di Stato come i BTP, o il crowdlending (il prestito tra privati e imprese tramite una piattaforma online)? La risposta onesta è che non sono alternative equivalenti: cambiano il rischio, la tassazione, la liquidità e l’orizzonte temporale. Confrontarli solo sul rendimento lordo pubblicizzato porta a scelte sbagliate.
In questa guida mettiamo i tre strumenti uno accanto all’altro con i dati reali di giugno 2026, spieghiamo perché la tassazione cambia la classifica, e proponiamo un modo prudente per combinarli a seconda del proprio profilo. Tutte le cifre hanno una fonte; dove un dato non è certo, lo diciamo.
Tre strumenti, tre profili di rischio
Prima dei numeri, è utile fissare la differenza di fondo, perché è da lì che nasce tutto il resto.
Il conto deposito è un prodotto bancario: depositi una somma e la banca ti riconosce un interesse. Può essere “libero” (puoi ritirare quando vuoi) o “vincolato” (i soldi restano bloccati per una durata prefissata in cambio di un tasso più alto). Il capitale è tutelato dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), il sistema che rimborsa i depositanti fino a 100.000 euro per banca in caso di fallimento dell’istituto.
Il BTP (Buono del Tesoro Poliennale) è un titolo di debito dello Stato italiano: presti denaro al Tesoro e in cambio ricevi cedole periodiche più il rimborso del valore nominale a scadenza. Il rischio non è quello di un singolo debitore privato, ma il “rischio sovrano”, cioè la solvibilità dello Stato. I BTP si possono comprare e rivendere in qualsiasi momento sul mercato MOT di Borsa Italiana, anche se il prezzo di vendita prima della scadenza può essere superiore o inferiore a quello di acquisto.
Il crowdlending è un investimento, non un deposito: presti denaro a imprese o a progetti immobiliari tramite una piattaforma, e in cambio ricevi interessi. Qui non esiste alcuna garanzia generale sul capitale: se il debitore non rimborsa (il cosiddetto default, cioè l’insolvenza), capitale e interessi sono a rischio. In cambio di questo rischio, i rendimenti potenziali sono nettamente più alti.
Detta in una riga: il conto deposito protegge, il BTP presta allo Stato, il crowdlending presta al mercato. Tre livelli di rischio crescenti e, di norma, tre livelli di rendimento crescenti.
Il conto deposito: capitale tutelato, rendimento contenuto
A giugno 2026, dopo il progressivo assestamento dei tassi, i conti deposito vincolati migliori offrono rendimenti lordi che si collocano intorno al 3,4%, con punte fino al 3,6% per i vincoli più lunghi o per importi elevati (per esempio il Conto Twist di Banca Valsabbina dichiara il 3,6% su 36 mesi con deposito minimo di 50.000 euro, mentre Cherry Bank propone il 3,4% a 12 mesi). Per chi vuole flessibilità, i conti liberi o i conti remunerati come quello di Trade Republic offrono intorno al 3% lordo senza vincolo.
Il punto di forza è la tutela: fino a 100.000 euro per banca, il FITD copre il capitale. È lo strumento giusto per la liquidità che non vuoi rischiare. Ma ci sono due costi che riducono il rendimento dichiarato:
- l’imposta sostitutiva del 26% sugli interessi (l’imposta fissa che sostituisce la tassazione ordinaria sui redditi finanziari);
- l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sulla giacenza, cioè sulla somma depositata.
Risultato pratico: un conto deposito al 3,4% lordo lascia un netto vicino al 2,3%-2,5%. Sicuro, prevedibile, ma poco generoso.
I BTP e i titoli di Stato: il vantaggio fiscale del 12,5%
I BTP hanno una caratteristica che spesso passa inosservata e che invece pesa moltissimo: la tassazione agevolata al 12,5%. I titoli di Stato italiani (e quelli di altri Paesi inseriti nella cosiddetta white list) godono di un’aliquota dimezzata rispetto al 26% applicato a quasi tutti gli altri redditi finanziari. Resta dovuta l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore detenuto.
A giugno 2026 il rendimento del BTP decennale era sceso intorno al 3,63%. C’è poi la famiglia dei BTP indicizzati all’inflazione: il nuovo BTP Italia Sì in emissione a giugno 2026 (godimento 23 giugno 2026, scadenza 23 giugno 2031) ha fissato un tasso minimo garantito dell’1,60%, con cedole semestrali legate all’inflazione nazionale e un premio finale extra dello 0,6% per chi lo sottoscrive all’emissione e lo tiene fino a scadenza. Sono strumenti complementari: il BTP indicizzato protegge dal carovita futuro, il BTP a cedola fissa offre certezza del flusso.
Il vantaggio fiscale fa una differenza concreta. A parità di rendimento lordo, un BTP rende netto più di un conto deposito, semplicemente perché lo Stato si trattiene meno della metà delle imposte. È il motivo per cui molti risparmiatori italiani, per la parte prudente del portafoglio, preferiscono i titoli di Stato al conto deposito anche quando i tassi lordi sono simili.
Il crowdlending: rendimento più alto, capitale a rischio
Il crowdlending gioca un altro campionato in termini di rendimento. Le piattaforme immobiliari italiane dichiarano in media il 9%-10% lordo; quelle europee di prestito alle piccole e medie imprese arrivano più in alto. La piattaforma che teniamo in cima alla nostra classifica, l’operatore svizzero P2P-Expert-Maclear, riporta una media storica vicina al 14,9% (con risultati realizzati nella fascia 14,5%-14,9%) e un tasso di default molto basso, pari allo 0,15%, su circa 99,6 milioni di euro intermediati e circa 35.000 investitori.
Il prezzo di questi rendimenti è il rischio. Qui non c’è alcun FITD né garanzia statale: se un debitore salta, il recupero dipende dall’eventuale garanzia (il collaterale, cioè un bene che copre il prestito) e può richiedere mesi, senza certezza di recuperare tutto. I proventi sono inoltre tassati al 26%, non al 12,5% dei BTP. E per le piattaforme estere il calcolo dell’imposta va fatto in dichiarazione dei redditi, con adempimenti aggiuntivi: ne parliamo nella guida sulla tassazione-crowdlending-italia.
In sintesi: il crowdlending può rendere il doppio o il triplo netto rispetto a un BTP, ma solo accettando che una parte del capitale, in un anno storto, possa non tornare indietro. È un investimento, non un parcheggio per la liquidità di emergenza.
Confronto dei rendimenti netti: l’esempio su 10.000 euro
Per rendere tutto concreto, ecco cosa lascia in tasca un investimento di 10.000 euro per un anno, con i tassi rappresentativi di giugno 2026. I numeri sono indicativi e servono a confrontare gli ordini di grandezza, non a promettere risultati.
| Strumento | Rendimento lordo | Imposta | Netto indicativo su 10.000 euro | Tutela del capitale |
|---|---|---|---|---|
| Conto deposito vincolato | circa 3,4% | 26% + bollo 0,2% | circa 230-250 euro (circa 2,3%) | FITD fino a 100.000 euro |
| BTP decennale | circa 3,63% | 12,5% + bollo 0,2% | circa 295-300 euro (circa 3,0%) | rischio sovrano (Stato) |
| Crowdlending immobiliare IT | circa 9% | 26% | circa 600-660 euro (circa 6-6,6%), meno insolvenze | nessuna garanzia |
| Crowdlending PMI (Maclear) | circa 14,9% | 26% | circa 1.000-1.100 euro (circa 10-11%), capitale a rischio | nessuna garanzia |
Due letture importanti di questa tabella. Primo: il BTP, pur con un tasso lordo simile al miglior conto deposito, lascia un netto più alto grazie alla tassa al 12,5%. Secondo: il crowdlending offre un rendimento netto da tre a quattro volte superiore, ma quel salto si paga con l’assenza di qualsiasi tutela del capitale. Sul netto del crowdlending va inoltre tolto un margine prudenziale per ritardi e insolvenze, come spieghiamo nella guida quanto-si-guadagna-crowdlending.
La tassazione cambia la classifica
Vale la pena insistere su questo punto, perché è quello che quasi nessuna pubblicità mette in evidenza. La tassazione non è un dettaglio finale: è una parte enorme del risultato.
Facciamo un confronto a parità di rendimento lordo. Immagina due strumenti che rendono entrambi il 3,5% lordo: un conto deposito e un BTP. Il conto deposito, tassato al 26%, lascia un netto del 2,59%; il BTP, tassato al 12,5%, lascia il 3,06%. A parità di tasso lordo, il titolo di Stato rende quasi mezzo punto percentuale in più all’anno, solo per via del diverso prelievo fiscale.
Per il crowdlending la logica si ribalta: l’aliquota è quella piena del 26%, la stessa del conto deposito. È per questo che il crowdlending deve offrire un rendimento lordo molto più alto per restare attraente al netto: un 9% lordo tassato al 26% scende intorno al 6,6% prima ancora di considerare le insolvenze. Quando confronti gli strumenti, ragiona sempre sul netto, mai sul lordo da brochure.
Liquidità e orizzonte temporale
Il rendimento non è l’unica dimensione. Conta anche quando puoi rientrare in possesso dei tuoi soldi.
Il conto deposito libero è il più flessibile: ritiri quando vuoi. Quello vincolato blocca la somma per la durata pattuita, di solito da 6 a 36 mesi; lo svincolo anticipato, quando previsto, comporta la perdita di parte degli interessi.
Il BTP è teoricamente molto liquido: lo vendi sul mercato MOT in qualsiasi giorno di Borsa aperta. Ma il prezzo di vendita prima della scadenza dipende dai tassi di mercato: se i tassi salgono, il valore del titolo scende, e potresti incassare meno del nominale. La certezza di riavere tutto il capitale c’è solo tenendo il titolo fino alla scadenza.
Il crowdlending è di norma il meno liquido: i prestiti vincolano i soldi fino al rimborso, spesso da 6 a 36 mesi. Alcune piattaforme offrono un mercato secondario per rivendere i prestiti, ma non sempre c’è un compratore. Se ti serve liquidità a breve, il crowdlending non è adatto: è denaro che devi poter lasciare lavorare.
Come combinarli: un approccio per profili
La domanda giusta non è “quale dei tre”, ma “in quale proporzione”. I tre strumenti coprono esigenze diverse e nella pratica convivono bene in un unico portafoglio. Ecco un’idea di impostazione, da adattare alla propria situazione e mai da prendere come consiglio personalizzato.
- Fondo di emergenza e liquidità di breve termine: conto deposito (libero per la parte che potrebbe servire subito, vincolato breve per il resto). Qui l’obiettivo è proteggere, non guadagnare.
- Parte prudente di medio termine: BTP e titoli di Stato, sfruttando la tassazione al 12,5% e la possibilità di scegliere scadenze coerenti con i propri obiettivi.
- Parte di rendimento, con rischio accettato: crowdlending, ma solo con denaro che puoi permetterti di vincolare e, in parte, di perdere, e sempre distribuito su molti prestiti e più piattaforme per ridurre l’impatto di un singolo default.
Per la quota di crowdlending, la nostra scelta della redazione resta Maclear: rendimenti storici tra i più alti del segmento europeo (vicini al 14,9%), default molto basso (0,15%) e un track record solido. Due precisazioni di onestà, perché un osservatorio indipendente non nasconde i rovesci della medaglia. Maclear opera sotto una SRO svizzera (PolyReg), cioè un organismo di autoregolamentazione riconosciuto ai soli fini antiriciclaggio (articolo 24 della legge svizzera AMLA): non è la stessa cosa dell’autorizzazione europea ECSP né di uno schema di tutela degli investitori, e la garanzia sul capitale non esiste. Inoltre, nel 2025 un debitore (il caso Vibroedil) è andato in default e Maclear ha coperto gli investitori con i fondi personali del management: un segnale di responsabilità, ma anche la prova che il rischio di insolvenza è reale. Per questo Maclear va usata dentro una logica di diversificazione, mai come unica piattaforma.
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Domande frequenti
Conviene di più il crowdlending, il conto deposito o i BTP? Dipende dall’obiettivo. Per la liquidità da proteggere conviene il conto deposito (tutelato fino a 100.000 euro). Per la parte prudente di medio termine spesso conviene il BTP, grazie alla tassazione al 12,5%. Per il rendimento più alto c’è il crowdlending, ma con rischio reale di perdita e tassazione al 26%. Non sono alternative equivalenti: la scelta sensata è combinarli.
Perché un BTP può rendere più di un conto deposito a parità di tasso? Per la tassazione. I titoli di Stato sono tassati al 12,5%, mentre gli interessi del conto deposito al 26%. A parità di rendimento lordo, il BTP lascia in tasca quasi mezzo punto percentuale in più all’anno.
Il capitale è garantito nel crowdlending? No. A differenza del conto deposito (tutela FITD fino a 100.000 euro) e dei BTP (garanzia dello Stato emittente), nel crowdlending non esiste alcuna garanzia generale sul capitale. Se il debitore non rimborsa, il recupero dipende dalle eventuali garanzie e non è mai certo.
Quanto rende oggi un conto deposito o un BTP? A giugno 2026 i migliori conti deposito vincolati offrivano circa il 3,4%-3,6% lordo e il BTP decennale rendeva intorno al 3,63% lordo. Sono dati di mercato che cambiano nel tempo: verifica sempre i tassi aggiornati prima di decidere.
Come si tassano i tre strumenti? Conto deposito: 26% sugli interessi più imposta di bollo dello 0,20%. BTP: 12,5% più bollo dello 0,20%. Crowdlending: 26%, trattenuto dalla piattaforma se italiana (sostituto d’imposta) o da dichiarare se estera. Vedi la nostra guida sulla tassazione-crowdlending-italia.
Nota sul rischio. Investire comporta il rischio di perdita totale o parziale del capitale, e questo vale in modo particolare per il crowdlending, dove non esiste garanzia. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri e i rendimenti dichiarati sono lordi. I tassi di conti deposito e BTP variano nel tempo. Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o di investimento. Valuta la tua situazione e, se necessario, rivolgiti a un professionista abilitato.
Fonti
- Il Sole 24 Ore - Tariffe, confronto rendimenti conti deposito giugno 2026: https://tariffe.ilsole24ore.com/conto-deposito/
- Trading Economics - rendimento del titolo di Stato italiano a 10 anni: https://it.tradingeconomics.com/italy/government-bond-yield
- Adnkronos / Quotidiano Nazionale - BTP Italia Sì giugno 2026, tasso minimo garantito 1,60%: https://www.quotidiano.net/economia/btp-italia-si-giugno-2026-rendimento-tassi-8b4a4b71
- Agenzia delle Entrate - regime fiscale dei redditi di capitale (26%) e dei titoli di Stato (12,5%)
- Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) - tutela dei depositi fino a 100.000 euro
- Maclear - statistiche di piattaforma (rendimenti, default, AUM, investitori): https://www.maclear.ch/
Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2026 A cura di: Redazione P2P Expert


